Parto facendo un figurone e cito qualche parola di un grande visionario quale fu Bertoldt Brecht che nel prologo all'"Eccezione e la regola" dice:

... Anche il minimo atto, in apparenza semplice,
osservatelo con diffidenza! Investigate se
specialmente l'usuale sia necessario.
E -vi preghiamo- quello che succede ogni giorno
non trovatelo naturale.
Di nulla sia detto: è naturale
In questo tempo di anarchia e di sangue,
di ordinato disordine, di meditato arbitrio,
di umanità disumanata,
così che nulla valga
come cosa immutabile.

...ma Gigi, vuoi parlarci di scarpe dopo sta mattonata?

Sssí cari miei, essere ribelli è complesso ed io lo voglio fare con impegno ed anche Brecht ci sta!

Accettare che la vita media di ogni oggetto sia sempre più breve a causa della qualità dei materiali che lo compongono è entrata a far parte delle nostre abitudini. Che lo gettiamo dopo un pó perché obsoleto o fuori moda vuol dire accettare un arbitrio che ci fa vivere in un “ordinato disordine”, né tranquillizzante né necessario.

“Longevo” e “riparabile” sono le due parole che nel futuro apprezzeremo sempre di più.

Lanciata da uno scarparo la battuta "...che almeno le scarpe durino!" sembra un controsenso, come appare un controsenso che lo dicano i produttori di abbigliamento, di borsette per la spesa, di lampadine, di elettrodomestici, di auto, ecc. La durata di ogni cosa è messa in discussione dalle fauci affamate delle industrie che producono a dismisura oggetti in quantità sempre più abbondante e sempre meno longeva. Ma come fa ad essere longevo qualcosa che deve, in qualche modo, far velocemente posto al suo sostituto per scongiurare che le fabbriche mastodontiche non si fermino mai? Non può!!! Semplicemente deve scadere, creparsi, sfondarsi, spegnersi, abradersi, indurirsi, sciogliersi, scucirsi, sbottonarsi, e non deve essere riparabile, nessun pezzo, anche se insignificante, può essere sostituito.

E se fosse possibile aprire e sostituire, ridare vita al vecchio comodo scarpone semplicemente con una suola capace di farlo camminare ancora, rigenerare il ferro da stiro che amiamo sentire sbuffare, cambiare il collo ad una bella camicia contro cui ci siamo sfregati amorevolmente per anni, rifare la fodera al cuscino di quel divano su cui abbiamo fatto le fusa accartocciati sulle gambe del nostro amato, non ci darebbe più serenità?

Stabilità, riuso, riparabilità, durata sono elementi che diventeranno sempre più importanti e si potranno ottenere aumentando la qualità delle materie prime e il valore delle lavorazioni. Alternative non ce ne sono.

Ma dunque come fare a ridar vita a tutti i nostri oggetti quotidiani: scarpe, magliette, lavatrici, amori e amici? Anzi come trovarli già capaci di superare l'anno di durata?

Semplicemente scegliendoli di qualità.

Abbiamo clienti che cambiano le nostre scarpe dopo anni d'uso continuo, dopo averle riparate le calzano per altri anni e poi le portano nel nostro museo ad Este, ce le lasciano semplicemente, con tenerezza, con riconoscenza, firmate con la data d'acquisto e gli anni di servizio.

Sanno che possono fidarsi perché per far durare un oggetto deve esser fatto di ottimi materiali, lavorati da mani sapienti, con la giusta lentezza, con grande passione, perché i piedi condizionano la testa e con entrambi non si può scherzare.

Infatti non siamo mai paghi nella ricerca di pellami sempre migliori, sempre più robusti e morbidi, sempre più rispettosi della pelle e della durata della scarpa. Noi, ogni volta che prendiamo in mano la matita per disegnare un prodotto lo vogliamo riparabile e duraturo. Vogliamo che si adatti, velocemente e senza sforzo all'unicità della persona che lo porta. Che ne copi le forme e diventi suo.

Ecco, progettiamo relazioni di lunga durata perché una volta che ci siamo fatti largo nel cuore...di una scarpa, rimanerci comodi, per molto tempo, è un piacere per il nostro piede, un risparmio per la natura ed il portafoglio!

Gigi