All'età di 20 anni decisi di lasciare la casa dei miei genitori e andare a convivere. Con una ragazza? Macché. Con un amico che conoscevo da 10 anni.

Era il 1977 ed esperienze come la nostra, soprattutto tra due maschi, erano rarissime. Anzi erano in molti a guardarci con diffidenza, sospettando abitudini considerate poco dignitose. Mentre noi avevamo solo voglia di misurarci con le nostre forze e progettare le nostre vite lontani dal nido familiare. 

Proprio come in un matrimonio, dovevamo “metter su casa”, cioè comprare tutti gli oggetti che fanno parte della quotidianità familiare. 

I tempi non permettevano di largheggiare troppo. L’età e l’inesperienza facevano sì che non mettessimo alcuna attenzione al valore e alla qualità dei nostri acquisti. Eravamo paghi di tutta l’autonomia e la libertà che la nostra condizione di single di campagna ci offriva.

Compravamo cose risparmiando all’osso. Esperienza non ne avevamo, né potevano assisterci i consigli di amici passati attraverso le nuove condizioni di vita che avevamo scelto.

Per cucinare più rapidamente ci serviva una pentola a pressione. Scegliemmo di comprare la più economica, naturalmente. Nella speranza che durasse in eterno…

Ma una domenica avvenne ciò che era prevedibile. Da qualche tempo avevo notato che il traverso che sosteneva il coperchio non era più arcuato come all’inizio; quel giorno vi fu il cedimento definitivo. D’improvviso sentii due fischi anomali e una quantità esagerata di vapore iniziò a sbuffare dal coperchio: la pentola stava esalando l'ultimo respiro. La cottura delle nostre verdure a vapore fu portata comunque a termine (in altro modo), ma di quella pentola a pressione dovemmo fare a meno.

Sottolineo: di quella. La nostra economia familiare, fatta di tempi rapidi e poco indirizzata all’arte culinaria, aveva assoluto bisogno di una pentola pressione. Infatti, qualche giorno dopo, ci ritrovammo a comperarne un’altra. 

Questa volta spendemmo il giusto, cioè ben di più della precedente.

Sono passati 37 anni. Io e Luigi non viviamo più insieme: ognuno di noi, dopo sedici anni di vita da scapoloni, ha fatto le sue scelte, dedicandosi alle donne che abbiamo amato. Ma quella ‘nuova’ pentola a pressione fa ancora parte del mio corredo ed è ottima, come allora.

Questa esperienza mi ha insegnato una regola: ogni volta che devo acquistare uno strumento importante, non compro ciò che costa meno, ma piuttosto mi accerto che quell’oggetto: duri; sia riparabile in caso si rompa; si trovino i pezzi di ricambio; la riparazione sia semplice. Comperare ciò che costa meno mi sottopone a una spesa che è la somma di due diverse spese: quella iniziale, dell’oggetto che poi dovrò buttare, e quella finale, per l’oggetto che presumibilmente mi durerà. 

Una volta si diceva: Chi più spende meno spende. Io invece amo raccontare la mia storia di giovane audace e inesperto e la chiamo: “la regola della pentola a pressione”.

Racconto sempre questo aneddoto quando parlo delle nostre scarpe, perché tanta gente mi dice che durano molto. E io ne sono orgoglioso, perché forse anche loro hanno sperimentato, almeno una volta, la regola della pentola a pressione.

Gigi P.

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Foto di copertina: Pazienza infinita o pentola a pressione, © Sillabari.

Foto interna: Gigi Perinello e le sue sorelle, anno imprecisato, figurone. [Non abbiamo trovato altro, per ora; chi avesse dei documenti coevi li presenti!]