Gigi, come vogliamo dare inizio a questa nuova rubrica che somiglia un po’ a un salotto in cui abbiamo lasciato la porta aperta?

 

“Io avrei un’idea, Anna: che ne dici di inaugurarla parlando subito di empatia e di fiducia, due temi che mi stanno particolarmente a cuore? E aggiungendo che Ragioniamo con i piedi è sì una realtà che vende scarpe online, ma anche una boutique ambulante a cielo aperto”.

 

Sulla parola “ambulante”, ok, siamo d’accordo. Con il termine “boutique”, invece, cosa intendi?

 

“Con la parola boutique mi riferisco alla piazza”.

 

La piazza intesa come luogo d’incontro e di scambio?

 

“Esattamente. Vorrei che le piazze delle nostre belle città si trasformassero in luoghi di scambio fra le persone.

Se ci riflettiamo un secondo, lo scambio è in sé una relazione. La nostra boutique all’aria aperta trova la propria logica di esistenza nella relazione con le altre persone. Vendiamo prodotti che, al di là di tutto, hanno un significato profondo.

Gli oggetti che si scambiano e che si acquistano devono rispettare il cliente e possedere un valore umano. Ciò che vendiamo riflette il nostro desiderio di trasparenza e la nostra voglia di entrare in empatia con il cliente.

Non è solo questione di promuovere l'artigianato made in Italy e di produrre calzature. Noi vogliamo illustrare le nostre scarpe a tutti coloro che credono in noi".

 

Quindi azienda e cliente che diventano una sola famiglia?

 

“Sì, in un certo senso sì, possiamo intenderla in questo modo. A Ragioniamo con i piedi vogliamo essere uomini d’onore che s’impegnano affinché la relazione di fiducia con il cliente rientri nell’impegno quotidiano.

Fino ad oggi, buona parte delle realtà produttive ha dimostrato scarso interesse sociale.

Io vorrei che, in questo senso, ci fosse un’inversione di tendenza: l’azienda che diventa una realtà in continuo scambio e relazione con le persone e con il territorio circostanti, un territorio in cui coerenza ed eticità diventano priorità indiscusse”.

 

Una realtà produttiva che riesce a entrare in empatia con il proprio cliente e che, proprio da quest’ultimo, viene scelto ogni giorno. Un po’ come avviene in una grande storia d’amore, non trovi?

 

“Hai ragione, è un po’ come fra uomo e donna. Il punto è che quando si vende qualcosa, bisogna dirsi la verità. Credo che questa sia una delle regole umane alla base di qualsiasi rapporto duraturo: l’onestà che richiama onestà.

Visto che siamo in tema di empatia e di fiducia, posso raccontarti un episodio che mi ha emozionato moltissimo?”.

 

Ma certo, hai carta bianca...

 

“Qualche sabato fa eravamo a Guastalla, in provincia di Reggio Emilia, e al nostro stand è arrivato un signore che si è presentato dandoci subito la mano.

Dopo aver ricevuto un po’ di informazioni sulle nostre scarpe anallergiche, ci ha detto: 'Mi fido dei vostri consigli'. È così che ne ha acquistato un paio e poi se ne è andato…”.

 

E poi? Che è successo? Spero ci sia un ulteriore lieto fine…

 

“Il giorno dopo è tornato al nostro stand ed era così contento dell’acquisto che ci ha regalato una bottiglia di vino di una famosa cantina della zona! Ci siamo abbracciati e ci siamo guardati negli occhi.

Credimi, è stato un momento molto intenso sul piano emotivo”.

 

Ti credo sì! Queste sono le notizie che fanno bene al cuore, non pensi?

 

“Già! Queste sono le persone che mi piacciono. Il nostro impegno quotidiano serve anche a regalare e a regalarsi dei momenti di non trascurabile felicità!”.

 

La citazione letteraria calza a pennello, caro Gigi. Voglio chiederti una cosa: perché questo signore ha avuto una così bella reazione, secondo te? È stata pura e semplice gratitudine?

 

“È una bella domanda. Diciamo che lo ha fatto perché, in qualche modo, gli siamo piaciuti. Mi piace pensare che la bottiglia di vino sia servita a dirci Vi voglio bene”.

 

Vi voglio bene anch’io, se è per quello! Come si fa a non volervene?

 

[ Gigi sta sorridendo…impossibile darmi torto! ]

 

 

 

To be continued…