Spesso, nelle fiere, qualcuno si avvicina al banco e ci chiede: «Cos’hanno di particolare le vostre scarpe?» Eeh, penso io, prendendo tempo. Dietro e dentro c’è un tale lavoro... Come si fa a sintetizzarlo? L’elenco è sempre lungo e non tutti i dettagli fanno presa.

Ultimamente siamo riusciti a partorire degli slogan brevi e ad effetto. Banner senza mezzi termini, con tanto di caricatura laterale

Però, al di là delle scorciatoie, la voglia di parlarne e spiegarsi rimane.

La prima differenza che ci distanzia dal mondo della calzatura convenzionale è che la scarpa per noi è un oggetto non tanto di rappresentazione, quanto di relazione. Non vogliamo cioè appagare principalmente criteri estetici; vogliamo piuttosto rispondere a criteri umani ed etici. O, detto con meno prosopopea, pragmatici. Vogliamo cioè risultare utili, efficaci e realmente convenienti. 

La nostra è prevalentemente un’operazione di vendita diretta, dunque ogni giorno siamo a contatto con le persone e le loro esperienze. Vediamo spesso piedi malati, problematici, rovinati da scarpe poco salubri. La gente si lamenta che le scarpe in commercio puzzano, non durano e fanno danni. Ah, però.

Quando qualcuno si toglie le proprie scarpe per provare le nostre, spesso osiamo chiedere di poterle guardare. E lì ci stupiamo. Non tanto di quello che ci viene raccontato (è normale avere problemi se i materiali sono scadenti o inadatti al piede), quanto di ciò che vediamo, scrutando un po' la tomaia all’interno con l’occhio del mestiere. Uh mamma, veramente? Tutta in sintetico, l'hanno foderata? o in pelle di maiale, verniciata o spruzzata? La cosa meno ovvia è che questo capita anche nel caso di marchi blasonati, magari pagati anche cari. Com’è che le chiamano queste, traspiranti? Parolina magica.

Da parte nostra abbiamo fatto una scelta forte: foderiamo tutto in pelle bovina a concia vegetale, un antico processo di lavorazione ecocompatibile di cui è attivo un comparto in Toscana, che ancora utilizza i tannini derivati dalle cortecce d'albero e immerge le pelli in fossa per lungo tempo. Oddio, vi state già annoiando. Tranne gli ecologisti, che a parole sono tanti, ma a fatti ancora pochi.

È scelta che onora la tradizione, da un lato; la natura e l’ambiente, dall'altro. Ma fin qui siamo ancora nell’ordine di valori un po’ fumosi. Fortunatamente questa scelta – che pure ha origini nobili e culturali – ha un impatto positivo molto concreto, immediatamente riconoscibile senza troppe didascalie:

la sensazione che il piede riceve è diversa.


Sul lungo termine, poi, la sensazione si trasforma in vero e proprio beneficio: per la salute del piede innanzitutto, e più in generale per la qualità della propria vita di tutti i giorni. 

Salute del piede > Le nostre scarpe assorbono il sudore, non puzzano e non trasmettono nulla di nocivo, prevenendo e risolvendo micosi, irritazioni, dermatiti da contatto. E questo lo abbiamo già detto.

Qualità della vita > Ci si sta dentro bene e volentieri, da subito. Via via, ci si accorge che si è guadagnato anche tempo (la manutenzione è semplice), denaro (la durata è lunga e con la risuolatura aumenta ulteriormente) e che migliora persino la propria vita di relazione (Avete mai provato a togliervi delle scarpe che non puzzano?)

Secondo noi la chiave è tutta qui: non si può pensare di produrre a prescidere da quelli che sono i bisogni reali delle persone; e nemmeno si può produrre senza trasferire un valore a lungo termine, nel rispetto del denaro e della salute di chi compra.

Per noi una scarpa è credibile se è comoda, sana, se dura nel tempo, se si può riparare e risuolare. Il resto è moda, una chimera che lascia il tempo che trova (anzi, noi diciamo spesso: una forma subdola di obsolescenza programmata). Una scarpa è credibile se è fatta vicino a noi e se la sua filiera produce ricadute nel tessuto economico-sociale del territorio cui apparteniamo.

E da ultimo, ma non meno importante: un sistema di mercato è credibile se riduce i passaggi di intermediazioni inutili e valorizza il vero passaggio che conta: quello che costruisce il dialogo tra produttori e acquirenti, ripristinandone l’originaria riconoscenza e reciproca fiducia. Ciascuno di questi due ‘poli’ ha da imparare dall’altro e viceversa è male quando i passaggi si moltiplicano e la relazione si allontana e si perde, fino a diventare anonima.

Dietro e dentro alle scarpe dunque c'è un mondo, che può fare la differenza per chi compra. Ma fortunatamente questo mondo denso e complesso il piede lo capisce al volo.

Per approfondire ulteriormente rimandiamo agli articoli del nostro blog:

Mi chiamo Gigi Perinello e ho fondato un progetto ribelle

Perché le nostre scarpe sono foderate

Quando le scarpe fanno male

Changeyourshoes e il potere delle farfalle