Potremo essere considerati degli asfissianti rompiscatole, ma non ce la sentiamo di abbandonare la presa. Riprendiamo una delle principali caratteristiche delle nostre scarpe: a differenza di tutte le calzature che trovate sul mercato (che non costino almeno 300€!), le nostre sono foderate di pelle bovina conciata al vegetale, cioè con tannini di mimosa, castagno e quercia, senza cromo.

La concia (scambiata spesso per la colorazione, che invece è un’altra cosa) è il trattamento per bloccare la decomposizione della pelle e rendere così utilizzabili gli scarti animali usati per l’alimentazione umana. Noi adottiamo un sistema antico, in uso sin dai tempi preistorici, quando a conciare erano gli stessi calzolai: le cortecce degli alberi. 

In termini di salubrità e di assorbimento del sudore, le performance delle pelli bovine a concia vegetale sono molto migliori rispetto a qualsiasi altra fodera usata nel rivestimento interno delle calzature (sintetica, falsamente traspirante, in microfibra, in pelle di maiale). Perché ne siamo così convinti?

Il piede è un sistema complesso, nato per deambulare, mantenere la posizione eretta, eliminare tossine attraverso il sudore. Il sudore è importante e le persone fortunate sudano, perché in quel modo eliminano rifiuti (tossine) di cui il nostro corpo, per stare bene, si deve disfare.

Quel liquido acido deve essere rimosso dal piede, non deve ristagnare, altrimenti provoca conseguenze in alcuni casi molto pericolose. Può sciogliere le sostanze chimiche che sono state usate per produrre le fodere delle scarpe e, una volta sciolte, riassorbirle.

Quasi tutte le pelli sono conciate con BICROMATO DI POTASSIO, soprattutto le pelli di maiale che vengono spesso usate da fodera, perché costano molto meno di quelle bovine (in Italia non si conciano pelli di maiale, arrivano tutte dall’estremo oriente in quanto quei popoli, per tradizione, mangiano la carne di maiale dopo averlo scuoiato, noi no).

Per la fodera sono usati molti tipi di sintetico o di microfibra, che si impregnano di sudore e ne trattengono le sostanze maleodoranti, accumulandole. Ci troviamo così, dopo un po’ che usiamo le scarpe (quasi sempre quelle sportive), a non poterne sopportare la vicinanza, data la sgradevolezza dell’odore che emanano.

Perché allora il 90% delle scarpe NON viene foderato con le pelli che invece noi scegliamo di usare?

È una storia lunga, che affonda le proprie radici nel sistema di commercializzazione con cui vengono vendute le scarpe. In sintesi, quelle pelli non si possono più usare per il prezzo che hanno, che farebbe lievitare il costo di produzione rendendo necessario risparmiare nelle successive fasi di distribuzione, cosa impossibile. In buona sostanza si preferisce sostenere la commercializzazione investendo sempre più risorse in pubblicità e marchio, e sostenere la distribuzione attraverso magazzini e negozi (che contribuiscono, con i loro costi, a incrementare il prezzo al pubblico), piuttosto che investire nella qualità dei materiali che compongono la scarpa.

Realizzare una scarpa sfoderata, o con fodere sintetiche o in tessuto, abbassa di molto i costi. Quei costi risparmiati possono sostenere le filiere di distribuzione e di colonizzazione delle menti (mi riferisco alla forza persuasiva del marchio) che aiutano a smerciare sovrapproduzioni innaturali. La sovrapproduzione oggi è una costante: in un’economia in cui vi è eccesso di offerta e contrazione della domanda, è evidente che si spenda per sostenere quegli elementi del prezzo che permettono di consolidare la malattia dell’eccesso produttivo, piuttosto che emendarla. E anziché produrre beni di qualità, duraturi e veramente utili alla funzione per cui nascono – è triste dirlo ma è così.

Produrre una scarpa di qualità, salubre, che non inquini il piede e l’ambiente è un punto irrinunciabile della filosofia Ragioniamo con i piedi. Tutti i giorni dedichiamo del tempo e sforzi enormi a combinare in modo civile tutti gli elementi costitutivi del prezzo finale della scarpa, in modo da offrire a tutti scarpe praticamente introvabili sul mercato a un prezzo onesto, accessibile, a filiera corta.