Chi conosce da vicino il nostro progetto sa quanto sia pieno di incognite, rischi (per non dire furti), tempo speso in ricerca e studio sul prodotto. A volte ci domandiamo: Chi ce lo fa fare? E ancora, dopo anni di attività, giorno per giorno dal 2008, non siete in pochi a chiederci: «Ma voi, esattamente, che COSA siete?».

Alcuni ci interpretano come produttori, altri come rivenditori. A dire la verità, abbiamo un po’ i problemi degli uni e degli altri. Del resto spetta a noi il compito di riuscire a narrarci correttamente, con l’obiettivo di essere individuati e chiamati per nome, distinguendoci tra tanti concorrenti apparentemente molto simili («Siete voi che ragionate con i piedi?» «Sììì!!»).

Nel ginepraio di tutti i marchi che descrivono e vantano le proprie scarpe come artigianali, su-misura, equosolidali, biologiche, ecologiche, anallergiche (questi per la verità sono pochi), eco-friendly, fair, green, made-in-italy, sogniamo di restare autenticamente distinti e riconoscibili. Se non altro, per la voglia che serbiamo di condividere con voi in piena trasparenza tutti i retroscena, le cadute, i tentativi, le soddisfazioni e, perché no, le difficoltà che ogni giorno incontriamo. Orgogliosi di realizzare, a tutti gli effetti, un progetto ribelle.

Qual è dunque il nostro ruolo? Noi le scarpe le commissioniamo, dettando un disciplinare che è orgogliosamente nostro e deriva dai 35 anni di esperienza nel settore di Gigi Perinello, un onesto piede 42 a pianta moderatamente larga, i cui capelli sono diventati bianchi a furia di annusare pelli, guardarle di taglio, scrutare modelli impugnando calibri, suggerir colle e cuciture.  

Dietro le nostre scarpe dunque ci sono un cuore, innanzitutto (che si fa carico di tanti cuori e piedi altrui) e alcune regole severe. Regole che continuano a evolvere e che coinvolgono diversi aspetti e impatti, alcuni anche molto forti e significativi, in direzione di un progetto dai tratti economici e sociali ben marcati.

I calzaturifici con cui Gigi sceglie di lavorare e collaborare sono piccole manifatture locali che accettano di partecipare alla scommessa anticonvenzionale di Ragioniamo con i piedi e di sottostare alle sue peregrine richieste:

  • produzione in Italia,
  • cura artigianale,
  • utilizzo di materiali nobili (primo fra tutti la pelle conciata al vegetale, l’unica realmente efficace per lasciar respirare e riposare il piede, eppure così rara),
  • tracciabilità delle materie prime,
  • attenzione all’impatto ambientale con progressiva riduzione dei componenti chimici e sintetici nei processi di lavorazione.


Ad oggi le imprese coinvolte sono quattro, come vi spieghiamo qui; ma in procinto di diventare cinque, complice un progetto prototipo di cui avete ricevuto qualche anticipazione su Facebook qualche settimana fa. [Aggiornamento a ottobre 2015: oggi il prototipo è ufficialmente in produzione, si chiama Enduro].

Applicando una drastica riduzione della filiera, Ragioniamo con i piedi costituisce un ponte diretto tra produttori e acquirenti, e si assume il delicato compito e la responsabilità di fare da portavoce degli uni presso gli altri.

Noi siamo… i nostri primi clienti. Le scarpe che commissioniamo sono accolte a catalogo solo dopo aver superato un severo test ai nostri piedi e un collaudo che, non di rado, dà luogo a opportune correzioni ai prototipi.

Quando vi proponiamo un modello, lo facciamo tenendo d’occhio le vostre necessità e ascoltando con attenzione le vostre esperienze e aspettative (e a volte delusioni, non di rado in seguito all‘acquisto di marchi costosi e reputati, che da tempo non sono più garanzia di qualità).

Più che una vendita, la nostra è un’esperienza di narrazione, da un lato, e di ascolto, dall’altro. Noi non vendiamo scarpe, raccontiamo e ascoltiamo storie. Storie di chi produce e storie di chi cammina. Storie di tutti i racconti e le avventure che si celano, insospettabilmente, dietro una scarpa.