Prima di mettere in produzione la scarpa Emma l'abbiamo fatta provare. La nostra cavia ci ha mandato questa mail.

Sono convinta che i piedi sono una parte del corpo importantissima: essi lo sostengono nel suo insieme dandogli quella stabilità che è fondamentale per sentirsi sicuri; attraverso di essi avanziamo nella vita, prendiamo direzioni diverse, ma abbiamo sempre la garanzia del contatto con la terra, che rappresenta, simbolicamente, la madre nutrice.

È per questo che li ho sempre trattati con una cura particolare e con molta “devozione”, soprattutto nella scelta delle scarpe. Esse non possono essere considerate un semplice accessorio di abbigliamento: devono assolvere un compito assai delicato, quello di proteggere il piede in tutte le sue parti conferendogli stabilità.

Da qualche tempo purtroppo il mio piede destro mi manda segnali di sofferenza, non vuole saperne di calzare scarpe di qualsiasi tipo; ne ho provate di ogni marca, foggia e prezzo…ma niente. Nonostante le assicurazioni dei negozianti sull’efficacia di una scarpa piuttosto che un’altra, per risolvere il mio problema di “alluce valgo”, non sono riuscita a portare una calzatura più di qualche manciata di minuti, ho riempito scatoloni di scarpe praticamente nuove, inutilizzabili…. e svuotato il portafoglio.

Finalmente ho cominciato a… camminare… per la giusta strada: mi sono iscritta al GAS e lì, tra un’ordinazione di formaggi e un’altra di riso, ho conosciuto Gigi Perinello e la sua attenzione speciale per tutto ciò che può migliorare veramente la vita, anche nell’ambito delle calzature, il settore che ha sviluppato con profonda passione. A quel punto ho capito che il mio problema, affidato a quelle mani esperte, ma prima ancora alla sensibilità attenta e alla disponibilità generosa di Gigi, avrebbe trovato soluzione.

Eravamo alla fine dell’inverno scorso ancora, quando Gigi mi assicurò che si sarebbe preso cura del mio problema – che poi mi disse essere problema di tante persone, anche giovani – contattando esperti per capire tecnicamente le caratteristiche della patologia per poter quindi applicare quegli accorgimenti che sarebbero stati utili per alleviare il dolore e la pressione al piede.

Volentieri accettai di offrirmi da ‘cavia’.

Il numero di scarpa che ho comunicato è stato il 38; in realtà ho sempre calzato il 37, ma da quando il mio piede ha cominciato a trasformarsi, sono arrivata addirittura al 40, ovviamente con disagi facilmente immaginabili.

In estate il primo paio di scarpe era pronto: due scarponi invernali orrendi, pesanti, ma avevano di buono che la tomaia era come elasticizzata e ‘compiacente’. Credevo fosse di elastico, e quindi poco adatta per l’inverno... invece mi è stato spiegato che era di pelle appositamente pressata: fantastica!

Gigi però notò la mia difficoltà nell’indossarle e la fatica che facevo a camminare, e così, dopo una settimana, mi portò un altro paio di scarpe uguali alle altre, ma con delle correzioni decisamente sostanziali.

Sinceramente avevo poca voglia di sottopormi a un’altra tortura: c’era un caldo soffocante, avevo un male indicibile (mi può capire solo chi l’ha provato!), ma non potevo sottrarmi all’impegno che mi ero presa.

Ho indossato i calzini e poi, con molta cautela, ho infilato la punta del piede, un po’ come Cenerentola… con qualche piccola differenza… e lì è successo quello che non avrei mai creduto: il piede dolorante è scivolato dentro la scarpa, senza sbattere da nessuna parte, si è adagiato sulla suola che lo ha accolto dolcemente come se fosse stata di sabbia. Incredula, ho provato a camminare: stavo meravigliosamente bene! I passi timidi, di prova, poi sono diventati fermi, poi imperiosi, poi audaci… Non le avrei più tolte… e così è stato!

Con la scusa che avevo promesso di fare da cavia, le ho tenute ai piedi tutta l’estate, incurante dell’aspetto a dir poco grottesco: pantaloncini e canottiera sopra e scarponcini invernali con calzino abbastanza grosso, ai piedi.

Stavo così bene che mi dimenticavo di averle addosso e accoglievo in quelle condizioni i miei ospiti esterrefatti. L’unico difetto che hanno è che sono brutte, lo dicono tutti, ma io non lo credo più, anzi, le trovo… originali. Il vantaggio che ho avuto è andato oltre: infatti, portandole spesso, anzi sempre, in casa, credo mi si sia sfiammato il nervo, o non so cosa, ma di certo so che adesso posso calzare anche altre scarpe, ovviamente prediligendo quelle di Gigi.

A proposito, ne ho viste un paio, domenica in piazza, che mi piacciono da morire…