Scarpe POST-TRAUMATICHE

 

“Il pensiero sorge dopo delle difficoltà e precede l’azione”

da Me-Ti, Libro delle svolte  

Bertold Brecht

 

Caro Brecht, quante volte ho avuto l’ardire e l’immodestia di svilire il tuo pensiero quando, nel pensare alle mie scarpe, mi è venuta in mente la tua frase. E’ quasi maleducato, lo so, ma amo così profondamente la tua lucidità che ti ho inserito fra i tanti pensieri importanti del mio quotidiano in cui domina incontrastato il lavoro. Perciò ti uso oggi come incipit per parlare delle mie scarpe.

 

Vengono spesso acquistate dopo un trauma o a seguito degli esiti di un trauma precedente. Per questo diventano anch’esse medicine che risanano, conquistandosi il prefisso che le rende POST-TRAUMATICHE.

Molti POST si sono affermati il POSTmoderno, il POSTideologico,  la POSTverità, la POSTriflessione.

Scopro che nella lunga sequela di POST-qualcosa si è infilato il termine POST-traumatico sul quale voglio soffermarmi per qualche riga di riflessione.

 

Mi sono chiesto molte volte come mai ci sia bisogno di cadere per trovare la forza di rialzarci e ribellarci allo squilibrio nel quale ci muoviamo.

Mi interesso di qualità e noto come si accenda sempre di più il dibattito sui molti fallimenti generati dal seguire i valori quantitativi. Ci siamo ubriacati di quantità mentre avremmo dovuto misurare i nostri stili di vita sulla corretta relazione con la qualità, così da garantire di poter difendere la bontà del vivere collettivo nel rispetto della natura.   

 

Seguo i dibattiti che avvengono sulla crisi dei quotidiani e tutti oramai sono concordi nel dire che la qualità dei giornali è scaduta talmente tanto che la gente non trova più nessuna motivazione per acquistarli. Contemporaneamente vi sono giornali editi nel web che fanno giornalismo d’inchiesta a così alto livello da produrre utili a sostegno di coraggiosi progetti editoriali solitari e non sostenuti da immensi investimenti pubblicitari.

 

Seguo le riflessioni di molti giovani produttori di vino che si stanno ribellando alle logiche delle tonnellate di produzione, per dedicarsi a produzioni più modeste in quantità ma eccelse in qualità, si ribellano definendo i propri vini “volutamente declassati” (cioè liberi dai DOC, gli IGP e simili ghetti ora colonizzati da furfantelli che ne hanno svilito il valore). Quella formula produce un cortocircuito e rivela gli errori commessi nel passato volendo associare, senza controlli, figure che declinano atteggiamenti a disinvoltura variabile.

 

Osservo nascere un’infinità di orti gestiti da giovani che vogliono dare dignità al sapore piuttosto che al volume delle produzioni.

Vedo gente girare in bicicletta e pretendere piste ciclabili per poter abbandonare le proprie abitudini legate all’automobile che vogliono riservare solo a percorsi che la rendono inevitabile.

 

Osservo sempre più persone che vengono a trovarci e vogliono provare le nostre scarpe perchè sono stanchi di acquistarne di scadenti, che durano poco, che danneggiano il piede e che, pur costando meno, non fanno risparmiare.

 

Concludo da tutti questi esempi che abbiamo dovuto attraversare il trauma del malato abbassamento della qualità, durante il quale abbiamo perso la nostra identità ed il nostro benessere psico-fisico,  per  cercare di ritrovarlo attraverso il gusto del buono, del bello, del durevole, della stabilità. Il trauma ci redime, ci educa, ci induce a cercare al di là degli schemi preconfezionati ci informa che abbiamo soggiaciuto a regole che non ci appartengono, ci indirizza alla ribellione.

 

Torna protagonista la qualità in ogni sfaccettatura della nostra vita, qualità di cui ci siamo accorti di non sopportare la mancanza, soprattutto perché non ci piace la modesta qualità che deriva dagli eccessi di produzione. Siamo umani e sovversivi.

 

Le scarpe di Ragioniamo con i Piedi sono una delle tante soluzioni che in questo momento il mondo offre a chi sovverte le proprie posizioni

 

Siamo POST-TRAUMATICI :-)

Foto gentilmente offerta dalla nostra amica attrice Celeste Mezzetti!