Un uomo, su una roccia, guarda il mare, immobile, sopraffatto dal fascino di quella natura sconosciuta e potente. Il vento gonfia i vestiti, scompiglia i capelli, la natura  avvolge, rapisce, trasporta altrove. Nei territori della memoria, dominano le emozioni.

Tra il dire e il mare c’è di mezzo il vento che è la metafora che identifica ciò da cui l’uomo è travolto quando guarda di fronte a sé, ascoltando tutto ciò che ha generato quel vento.

Il mare che precede le emozioni provate guardando l’orizzonte liquido che mi sta di fronte è ricco di episodi che si collegano alle mie adorate scarpe. Ora ne ricordo uno  che mi è particolarmente caro in questo momento di “umanità disumanata” come diceva Brecht. E’ il momento di raccontarlo e con esso farvi, di cuore, i miei migliori auguri affinché possano ritornare tempi in cui ritroviamo l’umana alleanza di vita che ci rende uomini.

All’ennesimo mercatino, ero a Treviso, fra le tante persone che mi vengono a trovare per le scarpe, per un saluto o per una semplice chiacchierata, mi si avvicina una signora, di media età, dignitosa e sobria, con un parlare fluido, senza incertezze. Mi guarda senza esitazioni e mi dice con calma: “Sono la moglie di un muratore che ha perso il lavoro. Mio marito non ha più scarpe buone e non abbiamo soldi per pagarle.”

Il suo era un parlare raccolto, stringato, senza scorciatoie. Arrivava al punto senza piagnistei, senza invocare azioni solidali pelose. C’è il marito, disoccupato, i soldi mancano, o quelli che sono rimasti sono destinati a impegni precedentemente assunti. La stagione non è delle migliori, si profilava quella cattiva e le scarpe sono necessarie. Non poteva comprarle e io ne avevo tante. Una di quelle le serviva per il marito. Tutto semplice, lineare, senza infingimenti, senza vergogne.

La guardai negli occhi, ne trassi il senso della dignità di chi ha sempre vissuto offrendo la propria forza di volontà alla vita, costruendo speranza per sé e per altri.

Ci misi un attimo a rispondere: “...qui di scarpe ce ne sono quante vuoi. Scegli quella che ti serve…”

Scelse la più giusta per la stagione a venire. La misi in un sacchetto e se ne andò.

Sei mesi dopo, non ricordavo più l’episodio, squilla il telefono e una voce piena di dignità, di umanità solida mi dice: “Lei qualche tempo fà mi diede un paio di scarpe per mio marito muratore, ora ha trovato lavoro, sono in banca, mi dia il suo iban, posso pagarle le scarpe.”

Fra il dire e il fare ci sta di mezzo il vento di umanità che ci siamo lasciati alle spalle perché non siamo più capaci di credere che un episodio così si possa ripetere all’infinito. Perché:

... – vi preghiamo – quello che succede ogni giorno
non trovatelo naturale.
Di nulla sia detto: è naturale
in questo tempo di anarchia e di sangue,
di ordinato disordine, di meditato arbitrio,
di umanità disumanata,
così che nulla valga
come cosa immutabile.

(Bertolt Brecht, da: L’eccezione e la regola, traduzione di Laura Pandolfi, in: B.Brecht, Teatro, Einaudi, Torino 1961, Vol. II, p. 185)

 

Auguri a tutti, l’alleanza che andiamo costruendo da anni ci riscalda il cuore e ci infonde speranza,

 

Gigi Perinello

Alessandra

Dario

Francesca

Irene

Mariagrazia

Moreno