Nella mia vita ho piantato più di mille alberi, sì. 

Lo sapete che ogni albero, una volta piantato, se abbandonato a se stesso ha il 50% di possibilità di vivere e 50% di morire?

Non possiamo abbandonarlo, una volta piantato. 

Ho sempre amato gli alberi. Sono amici. Gli alberi fanno parte di un sistema che si è evoluto sulla terra seguendo direzioni diverse dagli animali. Loro sono fermi, non scappano di fronte ad un pericolo, lo affrontano con le loro radici, con la chimica che attraversa i loro alveoli, con la forza della comunità che li accoglie.

Sono sempre stati dei maestri di vita. Ho imparato da loro ad essere impassibile di fronte alle avversità, a non avere ansia per il futuro, a cambiare abitudini, a sottrarne a quelle acquisite adattandomi ai tempi che cambiano. Sono sistemi cui ispirarsi perché ci offrono la bellezza della natura in forma solida, immortale, eterna.

Alberi di mele

Hanno imparato che l’adattamento percorre strade sempre nuove. Basta avere distribuite lungo il corpo tutte le sostanze prime che possono dare vita a nuova... Vita appunto, come fanno loro.

Da tempo immemorabile ho cercato di averli sempre attorno a me. Mi aiutano a sopportare gli eccessi di ogni stagione.

In inverno mi scaldano, d’estate mi rinfrescano.

Amo poi la loro imprevedibilità. Quando li pianti li devi immaginare padroni della terra. Devi pensare a quanto terreno copriranno con la loro chioma e lo devi garantire. La loro bellezza e forza dipende da quello. 

Quando pianti un albero è come decidere di riorganizzare la tua vita secondo la regola del dominio della forma. E governando quella dell’albero attraverso potature e tiranti, impari a governare te stesso.

Il mio bosco di mille alberi è stata l’esperienza più colta che ho avuto nella vita. Ho imparato a dialogare con la terra, con la sua fertilità, con l’acqua che abbevera, con il legno che cresce, con lo spazio da occupare, con i sacrifici da fare, con le distanze da garantire. 

Ho imparato che per dialogare fra persone bisogna prima imparate a stare in silenzio e ascoltare gli alberi.

Quel silenzio nasconde ricchezze. Non è incomunicabilità. È risposta vitale, consapevolezza di potenza. Sì, consapevolezza che nelle loro foglie, nello spessore delle cortecce, nello legno del tronco si cela la  forza della loro risposta all’ambiente che li circonda.

Lì stanno i tannini, invenzioni uniche nel mondo dei viventi. Sanno combinarsi con proteine, con le varie molecole di carbonio ed ogni volta danno origine a nuovi spettacoli sotto forma di colori, profumi, capacità di resistere alle avversità. 

Da tempo penso che quello è il messaggio di salvezza che ci inviano, forse di alleanza. 

L’alleanza fra specie diverse fondata sulla chimica della vita.

Non mi spingo oltre, ho solo voglia di spiegare le emozioni che ogni volta che mi immergo nelle brume mattutine del mio bosco, mi invadono. Mi penetrano dentro col profumo del legno, delle foglie cadute, della nebbia che è impregnata di quegli odori.

Sento che un po’ alla volta diventerete amici dei signori del bosco: i tannini.