L’uomo è un animale sociale

Siate un po’ severi con chi fa il lavoro di vendere, costruite una relazione di scambio.

Diamo significato al nostro ruolo di animali che costruiscono non che consumano.

In una mia precedente lettera vi raccontai l’aneddoto della pentola a pressione in cui sostenevo, a piena voce, il valore delle spese fatte con riflessione senza lasciarci andare alle seduzioni del prezzo. Rimugino spesso attorno a questo argomento su cui inciampano tutti i nostri migliori propositi.

Ci avviciniamo al periodo delle compere e dei regali, anche se siamo consapevoli che non è un giro di boa fondamentale dell’annata, siamo spinti a regalarci o regalare qualcosa in concomitanza di qualche entrata in più o di qualche bisogno che emerge dopo essere stato insabbiato per molto tempo. Non è grave rifugiarci in qualche bisogno da soddisfare con qualche acquisto extra, viviamo da anni per sottrazione e una deroga è concessa. Ma appunto perché viviamo la rarefazione di questi comportamenti vorremmo o dovremmo renderli omogenei all’eticità comportamentale da cui abbiamo deciso di farci guidare. Insomma vogliamo farlo ma vogliamo farlo bene!

Noi facciamo scarpe e nel nostro sistema abbiamo deciso di seguire degli indirizzi precisi che rendano la scarpa salubre e duratura. Il mercato che affrontiamo è inquinato da un elemento fondamentale:

nessuno ci spiega più ciò che stiamo comprando. Non ci spiegano come vengono scelte le materie prime, come vengono lavorate, da chi, con che responsabilità sociale, con quale rispetto per l’ambiente, per la salubrità dell’utilizzatore, qual è l’impegno profuso per migliorare il nostro sistema sociale. Non ci basta sapere se il colore è quello di tendenza, se la forma è l’ultima scelta della moda del momento, se l’indirizzo di design è quello proposto nelle ultime sfilate parigine.

Ci interessa sapere se il contrafforte resiste a qualsiasi movimento anomalo della camminata (il contrafforte è il sostegno che viene offerto al tallone da un rinforzo interno alla scarpa), se il puntale resisterà nel tempo agli sforzi causati dalla flessione della pianta del piede, se la suola è stata concepita contro lo scivolamento su marciapiedi lisci, se il sottopiede e le fodere interne sono state scelte per assorbire il nostro sudore senza rilasciare sostanze chimiche nocive e senza produrre cattivi odori, ecc.

Domande che non hanno mai una risposta soddisfacente perché la professionalità di chi ci vende la scarpa è ridotta ai minimi termini.  

Veniamo indirizzati da un nugolo di discorsi che c’entrano poco con tutti i valori precedenti e che spesso si arenano nel darci emozioni che vertono sui colori, la moda del momento, l’appetibilità del prezzo.

La nostra mente, che non è completamente vaccinata a difendersi o a resistere alle seduzioni e alle sedazioni delle sirene pubblicitarie, incappa in momenti di spaesamento e spesso ne riemerge spossata e vinta, senza appoggi per accennare una efficiente difesa. Così veniamo intrappolati verso l’acquisto compulsivo, da consumatori, come “dovremmo” essere!!!

Vi scrivo queste righe per spronarvi ad attivare, in questo momento particolarmente delicato dell’anno, delle difese attive.

Quando siete di fronte a delle cose che vi attraggono e che pensate riassumano in sé le caratteristiche per soddisfare i bisogni per cui le avete valutate, fate un passo avanti e lasciate che la curiosità, l’amore per la conoscenza, il desiderio di assumervi la responsabilità di utilizzatori colti vi assista e cominciate a parlare con chi vi sta offrendo l’oggetto che avete scelto. Costruite un dialogo, informatevi, fate domande, approfondite, siate un po’ severi con chi fa il lavoro di vendere. E’ un lavoro importante che costruisce la relazione di SCAMBIO. E’ una relazione significativa su cui l’uomo ha costruite intere società e deve essere equilibrata, alla pari, rispettosa di chi spende dopo essersi impegnato per acquisire un reddito e di chi offre il prodotto del proprio lavoro. Ridiamogli valore.

Così facendo porteremo a casa oggetti che hanno una storia, che possono essere raccontati, che conosciamo quando li useremo. In questo modo potremo scegliere se comprare cose durevoli o che si adattano di più ad un uso rapido e fugace. Oppure se potremo farle diventare oggetti che ci accompagneranno per molto del nostro tempo di vita.

Dietro ad ogni oggetto ci sono uomini, materie prime che ci offre la natura, emozioni, pensieri, progetti, aspirazioni, cultura.

Siamo animali sociali, abbiamo bisogno di una comunità cui riferirci, abbiamo bisogno di solidità e progettualità nelle nostre vite. Un acquisto fatto bene è sempre un ottimo punto di partenza per dare significato al nostro ruolo di animali che costruiscono non che consumano.

Gigi Perinello

Foto di ROBERT CAPA del 1946

Commenti

Fabio Revel

March 28, 2019
E vero, non compriamo più senza sapere cosa compriamo. Infatti ho comprato diverse scarpe dal vs negozio ambulante e a Fa-la-cosa-giusta perché ho fiducia nel vs materiali-costruzione-modelli. Le sto mettendo tanto. Ecco quali: - Sportflex (le metto tantissimo, sono comodissime e miracolo che non si sono ancora rotte) - Pedro-pelle-e-lino - Sandali arancioni, comodissimi e salutari - Gronell bassi, li ho messi tantissimo in montagna, sono ottimi.

Gianmario

March 28, 2019
E' strano che una società come la nostra, e per nostra intendo con una storia di persone che hanno creato la cultura nel mondo, ci sia bisogno di ricordarci ogni tanto di queste cose. Penso ad esempio alla grande esperienza di artigianato locale e piccola industria, ampiamente diffusa nel nostro territorio, che fatica a stare a galla mentre siamo quotidianamente "bombardati" da pubblicità compra a basso costo e consuma. Grazie Gigi di riportarci con i "piedi per terra"!
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