Le scarpe naturali esistono?

Per rispondere a questa domanda è necessario capire cosa si intenda per “Naturale”.

Abbiamo già parlato di manipolazione delle parole e di come sia necessario rispolverare il significato primario delle stesse in modo da poterle usare con consapevolezza ed accuratezza.

Scriveva Pirandello in “Uno nessuno centomila “

“Ma il guajo è che voi, caro mio, non saprete mai come si traduca in me quello che voi mi dite. Non avete parlato turco, no. Abbiamo usato, io e voi, la stessa lingua, le stesse parole. Ma che colpa abbiamo, io e voi, se le parole, per sé, sono vuote? Vuote, caro mio. E voi le riempite del senso vostro, nel dirmele; e io, nell'accoglierle, inevitabilmente, le riempio del senso mio. Abbiamo creduto d'intenderci; non ci siamo intesi affatto.“


E come dare torto ad un’evidenza del genere?

Le parole per loro stessa natura sono soggette ad interpretazione; è per questo che dobbiamo cercare di farne buon uso, utilizzarle al meglio che possiamo, di modo che siano quanto meno interpretabili possibili.
Le parole modificano la realtà. O meglio, modificano la percezione che abbiamo della realtà.


Perché se è vero che noi riempiamo “del senso nostro le parole dicendole” è anche vero che acqua è acqua e vino è vino e quello che vogliamo fare oggi è proprio dire pane pane e vino al vino.

QUINDI CHE COS'È NATURALE?

scarpe naturali ragioniamo con i piedi

Ci viene soccorso un antico strumento: il caro vecchio vocabolario. Il Treccani ci dice:

Naturale [dal lat. naturalis]. – 1. Della natura, che riguarda la natura o si riferisce alla natura, nel suo sign. più ampio e comprensivo e, più precisamente : Di cosa che è in natura, che è secondo natura, conforme all’ordine della natura: b. Di opera dell’uomo che emuli la natura: fotografia a colori n., in grandezza n., che riproduce il soggetto con i colori e le dimensioni che ha realmente; o,
più genericam., di azione o operazione umana che miri a secondare, anziché contrastare, la natura.

Eccolo qui!

Ripetiamolo insieme:
Naturale è quell’azione o operazione umana che mira a secondare, anziché contrastare la natura.

Ecco che dunque ogni cosa, per definirsi naturale dovrebbe da una parte, essere fatta di qualcosa che è rinvenibile in natura e dall’altra favorire, assecondare la Natura, invece di contrastarla. 

Partendo da questo assunto, se parliamo di prodotto e, in particolare di scarpe, non è sicuramente naturale la calzatura che, una volta creata non trova il proprio posto nella natura stessa senza danneggiarla.

Senza voler dare adito a dissertazioni filosofiche che non possono di certo trovare spazio in questa sede, ci basta dire che a nostro avviso un prodotto naturale è un prodotto costruito per una buona percentuale con materie prime provenienti dall’ecosistema naturale e che lo rispetta sia nella fase di creazione, sia nella fase di smaltimento ma anche e soprattutto nella fase di permanenza sul Pianeta.

 

LE SCARPE NATURALI QUALI SONO?


Vengono chiamate scarpe bio, scarpe naturali o scarpe ecosostenibili e/o ecologiche e c’è moltissima confusione sul punto.

Innanzitutto chiariamo: non sono sinonimi.

Utilizzando la definizione di naturale appena vista, possiamo affermare quanto segue: le scarpe naturali e, più in generale l’abbigliamento naturale è quello che asseconda o comunque causa il minore impatto sulla natura:


1) circostante
2) di chi le indossa (il piede umano).


Cruelty-free, Bio, Ecologico, Ecosostenibile...naturale?


Si fa un gran parlare di cosa sia eco, cruelty-free, biologico e naturale.

Ma che cos’è realmente bio? E cosa ecologico?


Siamo sicuri che ciò che da vicino sembra la una soluzione favorevole alla natura, non sia in realtà solo un cerotto che ritarda gli effetti ovvi della stessa?  In altre parole: quando si mette un’etichetta “naturale”, “bio” “green” “eco”, ci chiediamo se e come ciò sia vero?

E se ce lo chiediamo, siamo in grado di guardare abbastanza in là da darci una risposta consona, comprovabile, che tenga conto del quadro generale?

Il problema di queste etichette (e del marketing che le esalta)  è che spesso non si punta il dito verso “the big picture” come dicono al nord; non si guarda cioè, al quadro generale in cui sono inserite le cose, bensì ci si limita a guardare l’etichetta, senza vagliare a fondo il problema.

In Ragioniamo con i Piedi siamo fermamente convinti che sia necessario osservare e comprendere la catena di conseguenze che ogni scelta (anche la più piccola) comporta.

Ne abbiamo già parlato in questo articolo; ora approfondiamo meglio facendo qualche esempio.

I jeans non sono esattamente ecosostenibili...

scarpe naturali ragioniamo con i piediNessuno mette in dubbio la bellezza e la comodità del denim (il materiale con cui sono fatti i jeans) ma farli passare come una scelta cruelty-free, ecologica e sostenibile non è proprio corretto.

“Solo per il denim viene consumato ogni anno circa il 35% della produzione mondiale di cotone. Essendo la domanda di abiti di questo tessuto in costante crescita, per garantire un raccolto sempre ricco e in salute viene fatto un utilizzo indiscriminato di pesticidi e sostanze chimiche, senza contare l’acqua necessaria per far crescere le piante.

Per un chilo di fibre di riso, che corrisponde più o meno alla quantità necessaria per realizzare un solo paio di jeans, sono necessari 10.000 litri di acqua. Una quantità non indifferente, no? Ma l’impatto dell’industria dei tuoi amati pantaloni e giubbotti non finisce qui. Perché per diventare denim, il cotone cresciuto e raccolto deve attraversare diversi passaggi piuttosto invasivi e decisamente poco sostenibili, a livello ambientale ma anche sociale. - si legge su Ohga.it.

Quindi se si vuole utilizzare come metro di giudizio la sostenibilità, l’ecologia o la non-violenza (verso gli animali o verso gli umani che lo realizzano), il jeans - solo per fare un esempio- non è proprio la bandiera da issare sulla nave “green economy”.


Cruelty-free oggi sì, ma domani?


Facciamo anche l’esempio della moda c.d. cruelty-free: usiamo le parole con attenzione.

Affermare che un capo è cruelty-free ci fa sentire subito meglio, ci induce ad acquistarlo, ci rilassa. Ci induce magari a comprarne in abbondanza perché, tanto... non fa male a nessuno.

Se il discorso è ok per quanto riguarda capi in materiali sostenibili e biologici quali cotone, canapa, juta e simili, se poniamo il focus sulle calzature bisogna guardare seriamente al quadro generale.

Andiamo per gradi: una calzatura che vuole definirsi cruelty free (verso chi e cosa poi?) e che non sia fatta con uno dei materiali sopra citati, sarà necessariamente fatta di fibre plastiche.


Ma la plastica, si sa, non solo inquina, ma danneggia anche gli animali che si pensava di proteggere. In che modo? E può davvero dirsi che quella sia moda cruelty-free (trad: che non è crudele)?


Uno spunto su cui ragionare.

È davvero cruelty-free un prodotto fatto in plastica che finisce negli oceani uccidendo ogni giorno specie acquatiche e intossicando l’ecosistema marino tutto? Tutti abbiamo in mente l’immagine della tartaruga con la cannuccia infilata nella gola o la foca impigliata in una rete da pesca.

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Ebbene, sono immagini vivide, palesi e strazianti. Ma sappiamo tutti che non ci sono solo oggetti quali bottiglie, sacchetti di plastica e componenti in plastica di piccole e medie dimensioni.  Lì, sulla superficie delle acque e nei fondali più profondi sono accumulati milioni di tonnellate di rifiuti plastici derivanti dal settore moda. Le microplastiche che vengono riversate in mare lavando e utilizzando le scarpe, sono talmente piccole da bypassare qualsiasi filtro esistente; nel 2017 l’ONU ha dichiarato che ci sono
51.000 miliardi di particelle di microplastica nei mari. Lì vengono ingerite da pesci e molluschi con conseguenze quasi sempre  letali.

Quindi, utilizzare un termine così vivido come “cruelty-free” persegue davvero lo scopo che dovrebbe avere la parola? Ossia descrivere la realtà nel modo più verosimile possibile? Noi crediamo di no.

Se non altro perché questo termine è utilizzato appositamente per contrapporsi alla moda che utilizza materie di origine animale definendole, per contrasto, come “crudeli”.

Il fatto è, udite udite, che nessun animale viene ucciso per fare le nostre scarpe in pelle.


La pelle, infatti, è un sottoprodotto dell’industria alimentare destinato, altrimenti, a essere oggetto di tecniche di smaltimento molto impattanti sull’ambiente. L’industria conciaria, invece, lo recupera, lo nobilita e lo trasforma in un materiale ad altissimo valore aggiunto e dalle molteplici destinazioni d’uso: moda (pelletteria, calzatura, abbigliamento), automotive, arredo e design. (Fonte SkyTg24).

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Che cos’è dunque, in ultima istanza, davvero ecosostenibile, cruelty-free e naturale?


Non è forse più cruelty-free, più bio, più eco, scegliere prodotti realizzati con materiali naturali, scegliere di usare meno, non sprecare nulla, riutilizzare, riparare, riciclare?

A voi l’ardua sentenza.

SCARPE NATURALI: LA NOSTRA ALTERNATIVA

  • - Usiamo solo pregiata pelle bovina conciata in Toscana
  • - Le pelli utilizzate sono scarti dell’industria alimentare
  • - Le pelli sono conciate al vegetale con tannini di quercia, mimosa e quebracho
  • - La filiera di prodotto è tracciata e ogni paio ha un codice univoco 
  • - Le nostre scarpe sono interamente foderate in pelle al naturale senza coloranti o uso di altre sostanza chimiche
  • - Ove possibile scegliamo suole in gomma espansa o vulcanizzata (quasi tutti prodotti marchiati Vibram e Finproject) 
  • - Le nostre scarpe sono pensate per durare nel tempo (anche più di 10 anni)
  • - La qualità dei materiali consente la risuolatura e riparazione 
  • - La concia con tannini permette alla tomaia in pelle di resistere nel tempo 
  • - Non fanno male al piede, non lo costringono.
  • - La morbida pelle assorbe il sudore e si adatta ad ogni forma del piede.



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