“Il semplice fatto di mettere un piede davanti all’altro con eleganza, di questi tempi è un atto rivoluzionario, una dichiarazione di guerra contro la civiltà maledetta dello spreco.- Paolo Rumiz - " A Piedi"

 

Paolo Rumiz, da grande scrittore, sa sintetizzare con efficacia la relazione ritrovata con il cammino: un passo davanti all’altro, l’eterna sequenza del cammino che si svolge dentro e fuori di noi, del tempo che passa, della forza che ne scaturisce. Un atto rivoluzionario, perché di questi tempi ogni “pellegrinaggio assoluto” è rivoluzionario per chi conosce i terreni dove si svolgono le rivoluzioni. Che sono quelli dove si riannodano i fili dei propri pensieri, dove si affrontano le proprie paure, dove si invocano alleanze, dove ci riconciliamo con le nostre debolezze impastandole con il lievito della fiducia e dell’accettazione. Sono i luoghi dell’umiltà e della rivelazione.

 

Ogni cammino è procedere verso qualcosa. La meta è un luogo dell'immaginario che si concretizza lentamente, un passo dopo l'altro. È una composizione, i cui movimenti ridondano negli spazi interiori e compongono le emozioni che alimentano il percorso verso il "sé" da evocare. Deliziosa opportunità che impasta bisogni assoluti, radicali, ma archiviati, sommersi, fossili.

 

A questa riemersione della nostra biografia, cosa possiamo aggiungere noi di Ragioniamo con i piedi, come coadiuvante del cammino? Sarebbe troppo facile dire: le nostre scarpe! No, noi offriamo la nostra storia che collega, struttura ed incarna nelle scarpe altre biografie, altri racconti. Quelli di saperi ancestrali che guardano alla struttura del piede, alla sua funzione, alla sua chimica, alla semplice necessità di avvolgerlo senza stravolgerlo, lasciandolo libero di interpretare, come deve, la funzione di camminare. Sciolto, sano, senza imbarazzi e umidità, odori, pruriti, allergie. Si può! il bosco ci offre attraverso gli alberi che lo compongono (in particolar modo il castagno), i tannini: naturali antibatterici, naturali difensori del vivere.

 

Non dimentichiamoci della lezione delle piante che, attraverso la loro chimica essenziale utilizzano quei fenoli naturali. Producono i tannini in quantità sufficiente per difendersi dagli attacchi batterici che dall’esterno li minacciano. Quando un qualsiasi incidente apre una ferita sul loro tronco o su qualche foglia, la complessa idraulica vegetale invia masse di tannini per curare, sanare e ripristinare la salute della pianta.

 

Noi con oculatezza, possiamo utilizzare tanta sapienza per rendere sane le nostre scarpe, efficaci i nostri cosmetici, sostituire gli antibiotici nell’alimentazione animale, facilitare la nostra digestione.

 

Lo sguardo che rivolgiamo al passato deve essere attento e colto. Riprendere in mano la filiera del bosco come produttore di tannini, ci garantirebbe la perfetta manutenzione di luoghi marginali, il più delle volte abbandonati come sono spesso i boschi italiani. Garantirebbe la possibilità di usufruire, per noi e per gli animali, di spazi altrimenti inaccessibili. Tutto questo ci potrebbe permettere di immergerci in un mondo che, se ben gestito e con senso del limite, darebbe opportunità di lavoro, materie prime e occasioni per ritrovare biografie perdute. Come raggiungere tutto questo? Chiedendo, dove possibile, di usare i TANNINI che già arricchiscono di effetti benefici le nostre scarpe.

 

Mettere elegantemente un piede davanti all’altro è un’operazione rivoluzionaria. Ritrovare antiche relazioni e vantaggi da vecchi sistemi di lavoro abbandonati nell’oblio, è il terreno su cui ci battiamo perché la nostra non è solo una pacifica rivoluzione, ma è volontà di costruire alleanze fra natura e uomini, perché cerchiamo…”un paese innocente”... cui dedicare le nostre aspirazioni. Voi cosa ne pensate? Fateci sapere la vostra… :-)